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Quintessenza – Training Autogeno

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Quintessenza – Training Autogeno

Il Training Autogeno è una tecnica di rilassamento e conoscenza di se stessi, che fonda le sue radici all’inizio del XX secolo. Il suo ideatore fu lo studioso berlinese J.H.Shultz, che elaborò questo importante metodo di “autodistensione” e rilassamento per controllare ansia e stress, anche causati da forti shock. L’apprendimento di questa tecnica dimostrò da subito i suoi effetti benefici sulla mente e il valore della collaborazione con il pragmatismo rilassato che si genera nell’approccio passivo a situazioni negative, evitando blocchi psicologici.

Il suo significato letterale aiuta meglio a comprenderne il valore: training autogeno, ovvero “allenamento/esercizio che si autogenera”.
E’ fondamentale che l’approccio con il training passi dalla scelta consapevole per migliorare la propria qualità di vita, recuperare l’autocontrollo e superare con serenità e armonia gli ostacoli, visibili e invisibili, presenti a causa di ansia e stress quotidiano a cui ognuno è costantemente sottoposto.

La terapia del Training Autogeno

L’applicazione di questa tecnica di esercizio autogenerativo permette di conoscersi e riconoscere dai propri atteggiamenti il nemico dell’ansia in arrivo: un metodo per saperlo gestire, controllare, monitorare e superare. Con il training costante sarà possibile raggiungere un livello di autocontrollo e serenità che la vita stessa, il fisico, la psiche , l’attività lavorativa ne beneficeranno.

Shultz strutturò questa tecnica in fasi, applicabili gradualmente anche per lassi di tempo contenuti: esercizi mentali che portano a modificazioni corporee e fisiche atte a raggiungere un atteggiamento passivo alla negatività dettata da ansia e stress e un atteggiamento propositivo verso il benessere.

Le fasi di esercizio sono sei: la pesantezza, il calore, il cuore, il respiro, il plesso solare, la fronte fresca.

L’apprendimento di questa tecnica richiede esercitazione e consapevolezza. Il training autogeno costante e volitivo permette di sapere la correlazione “psicosomatica” tra le proprie emozioni, (psico) e la forma “corporea” che assumono (somatica). Raggiunti e superati i livelli di apprendimento di questa tecnica saranno corpo e mente a trovare autonomamente e passivamente la collocazione del training autogeno nel quotidiano, in più momenti della giornata: ogni volta che la mente lo richiederà, controllando la stessa respirazione, conoscendo i passaggi e il monitoraggio direzionale delle proprie parti del corpo.

Fin dalla sua origine questa tecnica trovò la sua applicazione in tre posizioni, tuttora consigliate: preferibilmente con abbigliamento comodo e in una situazione di minor disturbo acustico, “posizione seduta” in poltrona, ben appoggiati, anche con la testa, “posizione sdraiata” con gambe e braccia leggermente divaricate e “posizione da cocchiere”, che Shultz notò osservando coloro che per necessità lavorative (ad esempio i cocchieri appunto) dovevano trascorrere molto tempo seduti, con le spalle leggermente curve e la testa quasi a penzoloni.

Paride Zanetti
Quintessenza